giovedì 14 marzo 2013

Ecco i dolmen, per una escursione nella preistoria

Tratto dalla "Gazzetta del Mezzogiorno" del 27/7/2001


Incantevoli lastroni di pietra, monumenti megalitici ricchi di storia e di misteri. L’escursione nell’agro biscegliese apre un ventaglio di curiosità quando ci si trova di fronte ai dolmen: "la Chianca" (che dà il nome alla grande stazione di servizio dell’autostrada A 14), "Frisari" e dei "Paladini". Testimoni dell’età del Bronzo medio, i dolmen con dromos (corridoio), tra più interessanti d’Europa, raccontano i riti e gli usi di un popolo lontano che creò queste celle sepolcrali. In strada Abazia è emersa anche un’ara eneolitica che veniva usata per praticare il culto delle acque. Ma nella vicina lama di Santa Croce (provinciale Risceglie per Ruvo - Corato) si può fare un salto indietro nella preistoria, percorrendo il sentiero interno della grotta paleolitica in cui abitò l’uomo di Neanderthal. Quest’anno nell’antro carsico ci sono nuove scoperte da ammirare. Dal 17 al 21 agosto le giovani guide del gruppo Scout apriranno le grotte al pubblico per la tradizionale sagra estiva. Prima di ripartire da Bisceglie vale la pena visitare i casali millenari di Santa Maria di Giano e di Santa Maria di Zappino, in cui si venerano le immagini della Madonna invocate contro la siccità e per la fertilità dei campi, ed il museo etnografico allestito dalI’Archeoclub nella torre normanna. (lu.dec.)

domenica 4 novembre 2012

Monte Ciabergia - recinto e massi lavorati

Alcuni particolari del recinto sul Monte Ciabergia. Nelle foto è ben visibile un angolo. L'area in cui sono presenti resti archeologici è piuttosto ampia e credo che non sia mai stata studiata a fondo.




Un altro tratto del recinto


 Alcuni massi ben levigati sparsi intorno al recinto. Come si vede sono levigati e tagliati. Nei dintorni sono presenti fequenti cumuli o frane di sassi, ma guardando bene e trovando massi così lavorati fa pensare che la zona archeologica del Monte Ciaberga è molto ampia. Probabilmente il recinto era molto esteso o esisteva qualche altra struttura.




Foto di Vito Foschi. Utilizzabili citando autore e sito


sabato 29 settembre 2012

Rialzato il menhir del Monte Ciabergia

 
Una foto da lontano
 

un paio di foto da vicino con diversa angolazione

 
 
Un particolare della sistemazione della base per tenerlo su
 


Foto di Vito Foschi. Utilizzabili citando autore e sito.

domenica 9 settembre 2012

ALATRI: LA STORIA DI UNA POPOLAZIONE VENUTA DA LONTANO


Segnaliamo questo lavoro di Ilenia Lungo che si occupa delle origini di Alatri e dei sui fondatori, i Pelasgi. L'articolo ha vinto il concorso Concorso “Megal(m)iti & Megal(m)itiche” organizzato dall’Assessorato al Turismo della Provincia di Frosinone.
Il lavoro è ben fatto, documentato e di piacevole lettura e ne consigliamo la lettura.

Il link dove poterlo leggere:


http://www.ilpuntosulmistero.it/2012/08/31/alatri-la-storia-di-una-popolazione-venuta-da-lontano-finalmente-pubblicato-integralmente-lo-studio-di-ilenia-lungo-che-ha-vinto-a-pari-merito-la-1-categoria-del-concorso-megalmiti-megalm/

domenica 2 settembre 2012

Le pozzelle, i trulli rovesciati

pubblicato su Archeologia & Cultura n. 17 del 30 agosto 2009
 
di Vito Foschi

I trulli sono una caratteristica della Puglia e quelli di Alberobello sono stati dichiarati dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Tali costruzioni sono frutti dell'inventiva dei nostri antenati applicata ad un territorio aspro, privo di acque superficiali, ricoperto dalla dura pietra e arso dal sole. Qui la materia prima in abbondanza è la pietra, sia scavata appositamente per costruire, sia strappata dalla terra per ricavarci terreni coltivabili. Con tale pietra e senza malta si sono costruiti muri di confine e di terrazzamento, i cosiddetti muri a secco e poi i famosi trulli, che in origine erano delle costruzioni senza malta.
 

Accanto a questi manufatti tuttora in uso ed anzi da quando c'è la moda del trullo se ne costruiscono di nuovi, in epoca preistorica gli antichi abitanti della Puglia hanno costruito altre strutture in pietra. In primis, comune a molte altre zone d'Europa, dolmen e mehnir; abbastanza noti sono il dolmen di Bisceglie(BA) ed i menhir di Giurdignano, località in provincia di Lecce, il cui territorio è costellato da molte decine di menhir. Probabilmente in passato dovevano essere parte di una struttura molto estesa forse un importante centro cultuale per quell'antica civiltà megalitica. Un'ipotesi è che i vari menhir delimitavano dei sentieri che guidavano al centro cultuale e ciò spiegherebbe l'estensione della loro presenza.
 

Altre strutture di cui si ignora il reale scopo sono le “specchie”: sostanzialmente delle montagnole di pietre accatastate. Potrebbero essere degli osservatori astronomici? Dei posti di vedetta? Non sono delle tombe, dato che solo in alcune sono state trovate resti in tal senso. Certo ricordano i mound indiani, ma ancora non è chiara la loro funzione. Potevano anche essere delle semplici cataste di pietre ottenuta dallo spietramento dei terreni. Esistono anche dei raggruppamenti di specchie chiamate cinte che si è ipotizzato potessero avere funzioni di confine fra comunità. L'insieme di specchie avrebbero costituito visibile linea di confine e probabilmente avrebbero assolto anche alla funzione di discarica di pietre dissodate dai terreni circostanti.

Uno dei problemi, meglio il problema, che hanno dovuto affrontare tutti gli abitanti della Puglia è quello dell'acqua. Basti pensare che l'Acquedotto Pugliese costruito negli anni '30 rimane tuttora uno dei più grandi nel mondo. Per risolvere questo problema in passato non potevano fare altro che scavare pozzi o raccogliere acqua piovana in cisterne. In quest'ultima tecnica si raggiungeva spesso risultati eccelsi; purtroppo molte cisterne che costellavano le campagne pugliesi sono sparite.
 

Una variante ingegnosa è stata trovata dai nostri antenati preistorici nel basso Salento zona prevalentemente pianeggiante. In depressioni del suolo dove si accumulavano le acque piovane si scavavano delle fosse il cui fondo era rivestito di terreno argilloso per garantirne l’impermeabilità e le pareti erano rivestite di pietre a secco formanti degli anelli concentrici che gradualmente si restringevano fino all’altezza del terreno dove un grosso masso forato al centro andava a chiudere il pozzo e ne costituiva l'apertura completando quello che si può definire una sorta di trullo interrato. La tecnica e la forma sono quelli. Il cono di pietra bloccava l'evaporazione dell'acqua piovana garantendo una riserva d’acqua.

Nel linguaggio comune sono chiamate pozzelle. Certo per soddisfare le esigenze di una comunità era necessario costruirne in gran numero, e rimangono tuttora delle concentrazioni come nel piccolo comune di Martignano(LE) dove resiste protetta una piccola concentrazione di tali manufatti. Purtroppo come altre testimonianze del passato molte pozzelle sono state vittime dell'espansione demografica e della moderna agricoltura. Tra l'altro le pozzelle di Martignano sono ancora ‘funzionanti’ contenendo acqua limpida.

domenica 19 agosto 2012

Mura ciclopiche sul promontorio del Circeo

Panorama dal promontorio del Circeo


Sentiero per accedere al complesso archeologico


Gradini, forse di un ingresso del complesso


Panorama dalla mura




Mura verso il lato basso a destra del sentiero
 





Mura verso il lato alto a sinistra del sentiero



Possibile ingresso del complesso sul lato in alto dopo aver percorso una scalinata. Probabilmente per ragioni difensive l'ingresso è posto nel punto più difficile da raggiungere. Bisogna percorrere le mura per alcuni metri per raggiungerlo. In caso di attacco percorrerre quei 12-15 metri costituiva un'operazione difficile da attuare. La posizione e un simile accorgimento fanno propendere per una funzione militare del complesso archeologico.


Massi fuori sede. Come si nota, sono di dimensioni ragguardevoli.



Foto di Vito Foschi. Utilizzo possibile citando sito ed autore. Grazie.




Per qualche informazione in più eccovi un link:

http://www.circei.it/